domenica 24 gennaio 2010

L'insopportabile presenza della natura sul fiume Farfa





Le foto in apertura sono di Antonio Pozzi

Il fiume Farfa, un affluente del Tevere, attraversa i territori di Monteleone Sabino, Frasso Sabino, Casaprota, Poggio Nativo, Mompeo, Salisano, Castelnuovo di Farfa, Fara in Sabina e Montopoli di Sabina. Dagli anni '60 è un bacino di raccolta e lavorazione di inerti e questa attività ha, negli anni, completamente trasformato la morfologia dei luoghi. Le stesse acque sono captate per rifornire di acqua potabile le popolazioni locali, sul fiume si continua a praticare la caccia con lucrosi benefici economici per le aziende venatorie, persistono attività per il trattamento di inerti con gli impianti e relative pertinenze costruiti sull'alveo del fiume (che fine ha fatto l'area di rispetto prevista dalle leggi in vigore?) e la produzione di materiali bituminosi, ed ancora non si capisce quali e quanti comuni sversano l'acqua delle proprie fogne nel fiume. Malgrado ciò, in prossimità delle sorgenti, il Comune di Mompeo ha fortemente voluto e creato un Monumento naturale; lungo il corso del fiume vi sono ottime aziende biologiche, piccoli allevamenti di qualità, aziende agricole che offrono un ottimo livello di ospitalità; a dimostrazione che i buoni esempi non mancano e che sarebbe possibile, oltre che auspicabile, uno sviluppo economico diverso dall'attuale arcaica visione dell'economia locale basata sullo sperpero delle risorse ambientali.
E' ora di cambiare atteggiamento e di sostenere un'economia compatibile con l'ambiente incentivando il turismo rurale, l'agricoltura e l'allevamento attuati con metodologie a basso impatto, la ricerca scientifica e l'educazione ambientale... come hanno richiesto tutte le associazioni culturali ed ambientaliste che operano sul territorio ed un buon numero di produttori locali. La procedura per avviare la creazione di una nuova area protetta che oltre a tutelare l'esistente dia nuove opportunità a quei territori ed ai produttori locali è iniziata, ma i comuni di Fara in Sabina, Castelnuovo di Farfa e Montopoli di Sabina sembrano non voler decidere un bel niente. Continuano ad elaborare fumosi discorsi sulla volontà di tutelare il corso del fiume, non informano la popolazione locale, edificano percorsi naturalistici che già vanno in rovina malgrado gli altissimi costi, e poi, con encomiabile coerenza, intendono mantenere l'attività venatoria e le aziende inquinanti. Come dire... ancora la politica 'della botte piena e della moglie ubriaca'. Ma esiste un qualche amministratore comunale in grado di battersi per scelte diverse dalle necessità delle famiglie: Salustri Galli (azienda venatoria) e Mangione (cave e trattamento inerti)?. Se c'è che emerga dal silenzio e contribuisca a scelte nuove, efficaci soprattutto nei piccoli centri collinari e la smetta di tutelare consapevolmente o meno gli interessi di pochi a discapito di un patrimonio di tutti e di uno sviluppo possibile con i veri produttori locali (la parola 'veri' non è retorica ma semplicemente indica: CHI LAVORA E NON SOLAMENTE CHI POSSIEDE).



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