lunedì 8 febbraio 2010

Il compitino è stato svolto ora attendiamo i risultati degli scrutini e vediamo se saranno promossi

Per più di un’ora ho assistito all’incontro del 6 febbraio a Poggio Mirteto dal titolo :" QUALE FUTURO PER LA BASSA SABINA,è possibile costruire un modello di sviluppo che coniughi lavoro,qualità della vita,valorizzazione e difesa dei prodotti locali,e del patrimonio culturale e ambientale"
ed ho ascoltato, con tutta l’attenzione possibile, gli interventi didattico-didascalici che si sono succeduti . Non ho potuto resistere a lungo poiché le argomentazioni erano un po’ trite ed il tono era veramente da comunicazione ‘alle genti semplici del nostro villaggio’. Ma in definitiva come non essere d’accordo con quanto si diceva ? Ma allora perché ho avvertito un profondo senso di fastidio sin da quando ho letto il manifesto dell’iniziativa?
Cercherò di spiegarmi in breve.
Tutto sarebbe stato accettabile se non avesse portato la sigla del PD (Partito Democratico). Nessuno degli oratori è infatti partito da una visione critica dell’operato delle pubbliche amministrazioni della Bassa Sabina, quasi tutte a guida PD. Senza eccedere con le critiche, il paesaggio sabino è ancora pregevole e quindi non grido allo scandalo per ciò che è accaduto, ma è altrettanto vero che mentre non vi è stata nessuna progettualità per la tutela e la valorizzazione delle caratteristiche peculiari del territorio sabino e quindi per la creazione dei presupposti per ‘un modello di sviluppo che coniughi lavoro…’ gli unici progetti elaborati e realizzati dalle amministrazioni locali a guida PD vanno nella direzione opposta. Infatti, solo per fare qualche esempio, i comuni di Montopoli, Fara e Castelnuovo di Farfa si sono , gommosamente, opposti alla creazione di un’area protetta sul fiume Farfa, pur beneficiando di sostanziosi finanziamenti pubblici; il comune di Poggio Mirteto continua a disseminare il proprio territorio di urbanizzazioni e aree industriali-artigianali; il comune di Torrita tiberina vaneggia su porti fluviali e villaggi rurali; (vedere il post Mattoni sabini) e quindi non si capisce di cosa questi nostri oratori ci vengano a parlare. E’ pur vero che non bisogna dare tutte le responsabilità ai governi locali e bisogna che i cittadini si armino di strumenti adatti a verificare, controllare e nel caso opporsi all’operato di chi li governa ed è precisamente quello che le associazioni locali, culturali ed ambientaliste, stanno cercando di fare ed è per questo che non sono state chiamate a partecipare al dibattito. Del resto le attività delle associazioni sono caratterizzate da esiti incerti poiché è stato disperso il patrimonio di culture, di saperi ed identità di un territorio vissuto ‘collettivamente’. Ogni ‘buon’ politico ha lanciato il messaggio, in verità non nuovo, che rivolgendosi alla politica ed agli amministratori si potevano risolvere i propri particolarissimi problemi. L’ultimo vero momento collettivo, identitario ed efficace, in quest’area, si è avuto con le lotte contro la mezzadria. Dalla fine di quelle lotte, a seguito dei clientelari interventi della Cassa per il Mezzogiorno per la creazione dell’area industriale di Rieti, mai più si è sviluppato un modo di vedere al futuro della Sabina quale territorio di tutti coloro che lo vivono. E così anche per la Bassa Sabina. Gran parte del paesaggio che oggi osserviamo è divenuto un luogo privo di senso. Dove non si progetta il futuro delle collettività e dove si possono, quindi, immaginare e realizzare i più svariati progetti a beneficio dell’individuo o delle poche, pochissime famiglie. In una parola il vecchio clientelismo che ha caratterizzato l’Italia del fascismo dove, per motivi addirittura vitali, era indispensabile ingraziarsi il potere; è continuato con la Democrazia Cristiana ed è arrivato fino a noi con tutte le formazioni politiche, con rarissime eccezioni. Nel frattempo sono mutati i bisogni ma è rimasta invariata la sostanza dei rapporti tra classe politica locale ed i cittadini. Il territorio sabino, quindi , non essendo più immaginato quale luogo dove elaborare un progetto futuro collettivo è divenuto da 'predare soggettivamente’. A questa istanza il Partito Democratico, le espressioni locali di questo partito, non hanno opposto alcun progetto alternativo. I modelli di sviluppo sono quelli postbellici attuati con 60 anni di ritardo: economia legata alle opere pubbliche (anche quelle cosiddette di rilevanza ambientale divenute il nuovo obiettivo di consumo e sperpero del territorio), all’edilizia senza qualità (come del resto in tutto il Lazio), all’attività estrattiva, alle opere infrastrutturali, spesso fortemente condizionate dalle necessità della città di Roma ed in questa accezione definite moderne. Senza alcun reale consenso delle collettività a cui viene solamente propagandato il miraggio di un posto di lavoro, la classe politica locale sta cercando disperatamente, ed a danno del territorio e del patrimonio comune , di accreditarsi con le centrali del potere economico nazionale. Ed è così che si spiega l'elaborazione del progetto del Polo logistico di Passo Corese del Consorzio di sviluppo industriale di Rieti che pur essendo un Ente pubblico economico non gode di alcuna trasparenza. I dettagli del progetto sono affatto pubblici. In pasto ai cittadini-elettori sono buttati, 1000e più posti di lavoro. Così semplicemente, come nel medioevo si lanciavano i resti dei banchetti dalle mura del castello alle plebi affamate. Senza alcun reale riscontro con il progetto che però ha fruito di importanti facilitazioni sul piano delle procedure e di ingenti finanziamenti pubblici poichè redatto da un Ente pubblico (il Consorzio) e sembra destinato a beneficio unico delle aziende private e non dell'economia del territorio. Il territorio sabino, così come fu nel già citato nucleo industriale di Rieti, è destinato a dare, forza lavoro ( se non qualificata, meglio,) e null'altro. Eppure i nostri politici avrebbero dovuto imparare proprio dalle sperienze del passato che non può esistere industrializzazione che produca benefici economici sui territori che non ne hanno mai avuta alcuna vocazione, dove non vi siano professionalità adatte, nè reti viarie e di comunicazione, nè reti immateriali. Insomma perchè ricominciare da zero con un enorme investimento economico pubblico e non potenziare, incentivare, promuovere le eccellenze reali di un'area geografica. Temo che questi fenomeni siano governati dall'incultura di una classe dirigente ed imprenditoriale che reitera all'infinito modelli economico-produttivi perdenti ed ormai obsoleti. Del resto nel nostro territorio non vi è traccia di imprenditorialità ad alti contenuti scientifici e tecnologici ed a basso impatto ambientale, né di sistemi territoriali (né in agricoltura, né nel commercio, né nei servizi), di potenziamento dei servizi (culturali, sociali, formativi), nè di attenzione alla cosiddetta green economy.
Non un accenno ad una moderna gestione dei rifiuti, poche iniziative sulle fonti energetiche alternative senza ulteriori scempi del territorio, superficialità nella cura ed il decoro dei centri storici senza interventi inutili, costosi ed invasivi. Insomma regna una cultura economica, politica e sociale tipicamente da area depressa al fine di perpetuare il mancato sviluppo e controllare rigidamente e fermamente il consenso elettorale. Non mi dilungo su queste analisi che sono ormai patrimonio della ricerca sociale e sociopolitica ma , in questo quadro, si collocano tutti gli interventi ed i progetti ancora non realizzati.
Ed allora chi sono le persone che ci hanno voluto spiegare la necessità di uno sviluppo differente per la Bassa Sabina? Persone di buona volontà e di buona cultura che niente hanno a che vedere con la politica del PD sabino ( della provincia di Rieti e Roma) e delle amministrazioni pubbliche da questo partito guidate, condizionate e occultamente appoggiate (vedi Ponzano romano). Oserei dire che si tratta di un’operazione elettorale forse realizzata all’insaputa degli ospiti. Comunque attendo di essere smentito e di vedere almeno una parte degli esponenti politici locali del Partito Democratico alla testa di un nuovo Rinascimento Sabino.
Eh! eh! eh! : scusate ma mi scappa da ridere.

Luciano Blasco
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